Agevolazioni per le start up innovative: la guida 2026
- Giuseppe Liturri
- 28 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Le start up innovative sono società di capitali a vocazione tecnologica che, in cambio del rispetto di alcuni requisiti, accedono a un pacchetto importante di agevolazioni fiscali e amministrative. Con la Legge 162/2024 (cosiddetta "legge Centemero") e il nuovo Codice degli Incentivi (D.Lgs. 184/2025), il quadro è stato rivisto e nel 2026 si presenta in modo più organico, anche se con alcune novità da conoscere.

Chi può diventare start up innovativa
Per ottenere lo status occorre essere una società di capitali (quasi sempre una S.r.l.) iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese e rispettare alcuni requisiti cumulativi: essere costituita da non più di 60 mesi, avere un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, non aver distribuito utili e avere come oggetto sociale principale lo sviluppo o la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Serve poi almeno uno di questi requisiti alternativi: spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% del maggiore tra costo e valore della produzione, oppure titolarità o licenza di una privativa industriale (brevetto, modello di utilità, software registrato SIAE), oppure un team con qualifica accademica o di ricerca rilevante.
Vantaggi per la società
L'iscrizione nella sezione speciale non è solo formale. La start up innovativa beneficia di esenzioni amministrative significative: niente diritti di segreteria, niente imposta di bollo, niente diritto annuale CCIAA. Sul piano operativo gode di una disciplina societaria più flessibile (per le S.r.l. è ammessa la creazione di categorie di quote, l'emissione di strumenti finanziari partecipativi e il work for equity), di una procedura semplificata in caso di crisi e dell'esonero dal visto di conformità per la compensazione dei crediti fino a 50.000 euro.
Agevolazioni per chi investe (la parte più importante)
Il vero motore dell'ecosistema sono gli incentivi per chi mette capitale nella start up.
Fino al 31 dicembre 2025 era operativa la detrazione IRPEF ordinaria del 30% per le persone fisiche e la deduzione IRES del 30% per le società, con un investimento massimo di 1 milione di euro annui. Dal 1° gennaio 2026 questo regime non è più fruibile, perché la relativa autorizzazione della Commissione Europea è scaduta.
Resta in vigore il regime "de minimis", oggi potenziato. Per chi investe in start up innovative, la detrazione IRPEF sale al 65% sull'importo investito, fino a un massimo di 100.000 euro all'anno. L'investimento deve essere mantenuto per almeno 3 anni, pena la decadenza del beneficio. Se l'IRPEF lorda non è sufficiente ad assorbire tutta la detrazione, l'eccedenza si trasforma in credito d'imposta utilizzabile in compensazione tramite F24 o riportabile negli esercizi successivi: una novità importante introdotta dalla L. 162/2024, che evita di "perdere" il bonus.
Va segnalato che la detrazione al 65% è riservata alle start up innovative: per le PMI innovative, terminata la finestra del 30% ordinario, al momento il quadro è più povero.
Incentivi per incubatori e acceleratori
La Legge 193/2024 ha introdotto, sempre in regime de minimis, un credito d'imposta dell'8% per gli incubatori e gli acceleratori certificati che investono in start up innovative, fino a 500.000 euro per periodo d'imposta, con obbligo di mantenimento per almeno 3 anni.
Cosa cambia nel 2026
Il 2026 segna un riassetto: si stringono i requisiti di accesso allo status (più attenzione alla vera natura innovativa della società) e si rafforzano gli incentivi su pochi strumenti ben definiti. Il regime al 65% diventa di fatto la misura di riferimento per gli investitori privati, mentre la riforma punta a evitare l'uso "di facciata" dello status di start up innovativa.
In sintesi
Per il fondatore, lo status di start up innovativa resta molto conveniente: niente costi camerali, regole societarie più snelle, accesso a strumenti dedicati. Per l'investitore persona fisica, il 2026 si apre con una sola vera leva, la detrazione al 65% in de minimis fino a 100.000 euro, da pianificare con attenzione perché la finestra del 30% ordinario non è più disponibile.



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